mercoledì 12 marzo 2008

La zuppa di fragole di Heston Blumenthal

Heston Blumenthal's strawberry soup

Ho sentito parlare di questo chef per la prima volta quando il suo ristorante nel Berkshire (Uk) The Fat Duck ha ricevuto la terza stella e la palma di miglior locale al mondo.
Da quel momento in poi, nella mia testa é diventato uno di quei nomi capaci di far tremare i mestoli ;) al solo pronunciarlo. Invece l'altro giorno in rete ho trovato questa ricetta e mi sono detta: é semplice, perché non provare? L'unico piccolo handicap, se puó essere definito tale, é che la zuppa dovrebbe essere fatta con un giorno di anticipo poiché prevede succo di fragole ottenuto per 'gocciolamento' un pó sulla falsariga del latte di mandorle. Ne vale la pena peró!
Oltretutto, consiglio di utilizzare la polpa risultante dalla preparazione del succo per farsi una bella maschera idratante - non scherzo, giuro! Io l'ho fatta mettendo il di cui tra due garze e poggiandolo sul viso. L'ho trovato un rimedio interessante - pelle molto piú morbida dopo - ed un ottimo antidoto al Tg delle 20, dal quale per una volta ho preferito farmi guardare. Solo, assicuratevi eventualmente che il fidanzato/marito/partner sia in giro da qualche altra parte...

per 4

il succo di fragole:
fragole mature 500 gr pulite e tagliate a pezzi
zucchero velo 1 cucchiaio
acqua 1 cucchiaio

la zuppa:
fragole mature 500 gr pulite e tagliate a pezzi
zucchero 1 cucchiaio
arancia 1
limone 1/2 
vino rosso fruttato 125 ml
acqua di fiori d'arancio 1 cucchiaio
pepe nero 
olio evo per condire

Per preparare il succo disporre fragole acqua e zucchero in una ciotola, coprirla con film trasparente e piazzarla in un altro recipiente con un paio di dita d'acqua portata a leggera ebollizione. Sobbollire un'ora circa, poi versare il contenuto della ciotola in una garza, richiuderla e lasciarla sospesa per una notte su un recipiente per far colare il succo delle fragole.
Per la zuppa, macerare insieme per due ore fragole, zucchero ed il succo di fragole prima preparato. Ricavare le zeste da arancia e limone facendo attenzione ad evitare la parte bianca. Spremere i due frutti.
Bollire per un paio di minuti il vino finché l'alcol evapori, aggiungere zeste e succo di arancia e limone, sobbollire a fuoco basso finché il liquido non si é ridotto del 50%. Colare e raffreddare.
Frullare ora le fragole macerate con il vino; aggiungere l'acqua di fiori d'arancio ed assaggiare: unire un pó di zucchero o succo d'arancia a seconda dei gusti. Infine mescolare ed aggiungere pepe appena macinato ed olio evo.


lunedì 10 marzo 2008

Tartellette mimosa

None

Questa non sapevo neanche se postarla o meno. Giá perché adoro la mimosa che peró viene solitamente associata all'8 marzo, ed a me la festa della donna un pochino fa venire l'orticaria...beninteso: sono e mi sento assolutamente femminile, ed anche in un certo senso 'femminista' - suona cosí male peró, come tanti 'ismi' - fatto sta che forse sotto sotto mi condiziona la cultura delle mie origini, laddove fino a non molto tempo fa l'8 marzo significava perlopiú uscite all'insegna della trasgressione - e ognuno esprima il concetto come gli va - tra amiche probabilmente frustrate durante il resto dell'anno.
Ma ripeto, seppure vissuta indirettamente, questa é soltanto la mia esperienza...

Torniamo a noi: visto che alla fine ho deciso di postare, anche perché sennó mi dimentico pure di come le ho fatte, ecco qua la ricetta :)
La base arriva dal blog di Adriano, perció rimando al link per dosi e procedimento. Grazie a lui forse ho trovato la ricetta definitiva per la pasta frolla. La farcitura proviene invece da qui, ed é il grande PH che devo ringraziare. Last but not least, il pan di spagna delle 'mimose' che decorano le crostatine...beh, é la ricetta che si usa da sempre nella mia famiglia. 'Mazza che match!
I dettagli:
  1. ho fatto metá dose della ricetta originale di pasta frolla, e l'ho congelata da subito in due panetti piatti, utilizzandone poi uno per le tartellette.
  2. ho ridotto la quantitá di scorza di limone e di burro presente nella crema al limone di PH, pardonnez-moi!
  3. per la cottura del pds ho utilizzato uno stampo da cake. Una volta cotto, l'ho diviso in tre parti orizzontalmente e ricavato agevolmente i miei cubetti. Col pds rimasto ho fatto dei mini-sandwich alla marmellata spolverandoli poi di zucchero a velo.
la crema al limone:
zeste di 1 limone grattugiata + 10cl scarsi di succo
uova 2
zucchero 135 gr
burro a temp ambiente gr 100 (165 nella ricetta originale)
Mescolare in una ciotola uova e zucchero con zeste e succo di limone. Cuocere a bagnomaria mescolando ogni tanto fino alla temperatura di 82-85 gradi max. Colare la crema con un passino e raffreddarla mettendola a contatto con un altro recipiente con acqua e cubetti di ghiaccio. Quando la crema raggiunge i 55-60 gradi, aggiungere il burro a pezzetti montandola con una frusta. Lasciar riposare in frigo un paio d'ore prima di utilizzare.
il pan di spagna:
uova 3 freschissime
zucchero 3 cucchiai colmi
farina 3 cucchiai colmi
lievito in polvere 1/2 cucchiaino
Battere tuorli e zucchero finché non saranno chiari e spumosi. Montare gli albumi a neve ferma. Setacciare la farina ed aggiungerla ai tuorli mescolando con cura. Infine, incorporare piano un paio di cucchiaiate di albumi e poi i restanti albumi lavorando dal basso verso l'alto per non smontare la preparazione. Unire il lievito e versare in uno stampo da cake rivestito di carta forno. Infornare per circa 40 min a 180 gradi.

Per la cottura della base, dopo aver rivestito gli stampini di pasta frolla, lasciarli riposare in frigo un pó e poi cuocerli in bianco, 10 min con carta e fagioli ed altri 10 senza per cuocere la pasta uniformemente. Sformare e raffreddare, farcire con la crema ormai fredda e ricoprire con i dadini di pds. Decorare.

mercoledì 5 marzo 2008

Gelato alla pera con salsa al bourbon

Pear ice cream with bourbon sauce


Qualche giorno sono finalmente riuscita a trovare delle pere come si deve: sode, non troppo mature ma dolcissime. Perfette per farci il gelato! E pazienza se qui - come mi pare anche in Italia - é praticamente tornato l'inverno...ed ho riacceso i termosifoni :)
Fonte: timesonline
Ho adattato la ricetta ed eliminato il Calvados della ricetta originale, visto che avrei usato il whisky nella salsa. Sono certa peró che l'aggiunta di questo o anche di qualche cucchiaio di grappa di pere possa dare al sapore delle sfumature interessanti.

per 1/2 kg abbondante di gelato:

pere martine o kaiser 3
latte fresco intero 200 gr
panna 150 gr
tuorli 2
zucchero 80 gr
succo di 1 limone
vaniglia 1/2 stecca

per la salsa al bourbon:

zucchero bruno 85 gr
amido 1 cucchiaio
burro 50 gr (io ne ho usato meno)
bourbon whisky 6 cucchiai
acqua bollente 300 gr

Sbucciare le pere, ridurle in quarti e poi in cubetti; unire subito il succo di limone per rallentare l'ossidazione del frutto e portare sul fuoco; sobbollire una decina di minuti al massimo.
Frullare le pere e lasciarle raffreddare. Ricavare i semini incidendo la vaniglia con un coltellino, aggiungere bacca e semi al latte e scaldare bene. Battere tuorli e zucchero, aggiungere il latte a filo e poi preparare una crema inglese, mescolando su fuoco dolce fino a 82-85 gradi di temperatura o finché la crema vela il cucchiaio. Lasciar raffreddare la crema, poi unire le pere ed infine la panna. Mantecare nella gelatiera.
Per la salsa, mescolare in una piccola pentola zucchero e amido, aggiungere l'acqua e portare sul fuoco, poi lasciar sobbollire qualche minuto a fuoco medio. Ritirare dal fuoco, incorporare il burro a pezzetti ed infine il whisky.
Versarla sul gelato quasi subito per il classico, piacevole effetto freddo-caldo.

giovedì 28 febbraio 2008

Maccheroni sproloquiando





Che fare arrivando a casa trafelati/e, l'ora di pranzo passata da un pezzo, il frigo semivuoto,i morsi della fame cosí potenti da averti fatto seriamente valutare l'opportunitá di addentare il gomito del vicino che incombeva ad altezza naso in metropolitana, mentre il tuo stomaco si produceva in imbarazzanti performance sonore?
La scatola blu (tortiglioni) recita 12 minuti di cottura, 12 minuti per sfilare senza tanti complimenti le scarpe costate uno stipendio e mettersi quelle ciabatte sformate ma taaanto comode, buttare nel water le lenti a contatto ed abbozzare un'idea di apparecchiatura, noi che quando abbiamo ospiti abbiniamo il colore del calice al bordo della tovaglia. Al quasi scoccare di quei fatidici, interminabili 12 minuti, ci rendiamo conto che nel vasetto non resta quasi piú nulla del condimento preferito, sul quale contavamo per dare dignitá ad un piatto dettato in modo del tutto istintivo da un enoooorme appetito. Che fare? Unire pasta e salsa in un abbraccio effimero, ma stretto stretto. Oops, il piatto, ehm, vasetto, é giá vuoto. Vado a farmi un caffé.

mercoledì 27 febbraio 2008

Gli arancini, I love Montalbano!




"Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta: Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si prìpara un risotto, quello che chiamano alla milanisa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini gna poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pì carità di Dio!). Il suco della carne s'ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s'assistema nel palmo d'una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell'altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d'ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s'infilano in una padeddra d'oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d'oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta".

Mi piace il personaggio, mi piace il modo in cui Zingaretti lo porta sullo schermo, adoro la Sicilia e la sua cucina! Camilleri for president. Nell'episodio in questione, IL commissario é diviso tra un viaggio di fine anno a Parigi promesso a Livia e l'invito a passare la stessa serata in compagnia della famiglia di Adelina e degli amati arancini. Quale sará il richiamo piú forte? ;)

Ho preso la ricetta da gennarino, apportando alcune modifiche rispetto a dosi ed ingredienti. Il procedimento che ho seguito é fondamentalmente lo stesso, solo che

1)ho preferito cucinare il riso nel brodo come un risotto
2)ho utilizzato piselli surgelati, facendoli cuocere in umido con poco olio e cipolla, non amo le verdure in scatola!
3)nella fase finale, cosí come faccio con le crocchette, ho passato gli arancini - o arancine a seconda della provincia - prima nella farina ed a seguire nell'uovo e nel pangrattato.

per 7-8 arancini

riso per risotti gr 250
carne tritata di manzo gr 100
carne tritata di suino gr 100
poco vino bianco
cipolla 1 piccola
aglio 1 spicchio
concentrato di pomodoro (per me Mutti) gr 100
1 uovo per la panatura
caciocavallo a cubetti
piselli gr 100
farina
pangrattato

Ed ora una piccola preghiera al grande Andrea Camilleri: a quando la prossima avventura del commissario Montalbano? Sono certa che un sacco di gente aspetta come me :)



lunedì 25 febbraio 2008

Voglia di dessert...




e poco tempo per qualcosa di elaborato? Soluzione: con una vaschetta di fragole - qui ce ne sono giá di piuttosto profumate provenienti dall'Andalusia - si puó fare questo bicchierino un pó divertente con gelatina di fragole, crema inglese alla vaniglia e dei marshmallows che danno un tocco un pó ludico con quella texture a metá tra gomma e caramella :).
Non lascio la ricetta della crema inglese perché mi sembra superfluo, daró invece quella della gelatina di fragole, presa dal numero di maggio 2007 de La Cucina Italiana e leggermente modificata nelle proporzioni.

per circa 6 bicchierini

acqua 100 gr
zucchero 30 gr
fragole 100 gr
gelatina in fogli 2

Portare a bollore l'acqua con lo zucchero e le fragole a pezzi; dopo un paio di minuti, stemperarvi fuori dal fuoco la gelatina prima ammorbidita in acqua fredda. Frullare, passare il composto al setaccio e mettere in frigo a rassodare: per questa operazione si puó utilizzare un recipiente quadrato o rettangolare molto basso con coperchio, oppure le forme per i cubetti di ghiaccio. Dopo 3-4 ore, sformare la gelatina, tritarla a coltello a cubetti minuscoli e disporla nei bicchierini. Coprire con la crema inglese giá preparata, fragole al naturale, marshmallows e foglie di menta. Servire subito.

martedì 19 febbraio 2008

Il praliné





Da quando l'ho assaggiata durante l'ultimo viaggio a Parigi, la 2000 feuilles di Pierre Hermé - una millefoglie che non ha mille-foglie ma, come dice il nome, ben duemila. Una millefoglie all'ennesima potenza insomma. Dicevo, la deux mille feuilles non mi si leva piú dalla testa. Allora, da dove cominciare? Naturalmente non riusciró a riprodurre qualcosa che somigli all'originale, ma visto che tra gli ingredienti figura il praliné, tanto vale partire da quello. Il praliné viene usato in pasticceria come ingrediente di diversi dolci, perció puó essere comodo tenerne un vasetto a portata di mano. In tutta sinceritá, io me lo mangio pure col cucchiaino come se fosse nutella, dulce de leche etc...lasciamo perdere :)
Ricetta presa da cookaround, dimezzando le dosi.

per circa 300 gr di praliné:

mandorle tostate gr 100
nocciole tostate gr 100
zucchero gr 200
acqua gr 50 circa

Disporre zucchero e acqua in una pentola dal fondo spesso, portare sul fuoco e senza mescolare, lasciare che lo zucchero diventi un caramello biondo. Ora, aggiungere la frutta secca e mescolare: inizialmente la massa tenderá a cristallizzarsi e lo zucchero assumerá la tipica consistenza sabbiosa, ma niente paura: basta lasciare il composto sul fuoco e continuare a mescolare affinché lo zucchero torni a sciogliersi. Ottenuto questo, con molta attenzione per evitare scottature, versare il composto di frutta e caramello su un foglio di carta forno o di silicone, stenderlo con una spatola e lasciarlo raffreddare. Ora, spezzettare il caramello: io l'ho coperto con un secondo foglio di carta forno e l'ho colpito ripetutamente col batticarne.
A questo punto, passare i pezzi ottenuti nel mixer alla massima velocitá: il composto verrá ridotto in polvere per poi trasformarsi in pasta densa ed infine piú morbida. Pronto!
Disporre in uno o piú vasetti di vetro e conservare in frigo.

lunedì 18 febbraio 2008

I muffins di Nigella




Nigella Lawson é una specie di star, in Inghilterra e non solo: appare in tv, scrive libri di cucina, e ha quella dose di eleganza e sex appeal che ne hanno fatto l'autentica domestic goddess della telegastronomia d'oltremanica. Curiosa come sono non potevo farmi mancare una sua ricetta, ed ho optato per questi muffins: rapidi da fare e supercollaudati, sono forse i migliori che abbia assaggiato finora. Piccola avvertenza: ho modificato un pó le dosi. In piú, l'ultima volta ho usato cioccolato al latte anziché fondente oltre al cacao: una goduria!

per 8-10 muffins

farina gr 200
lievito chimico 1 cucchiaino
bicarbonato 1 punta di cucchiaino
cacao amaro di qualitá 2 cucchiai
zucchero gr 120
cioccolato fondente (per me al 55%) o gocce di cioccolato gr 100
latte gr 125
olio vegetale gr 50
uovo 1
estratto di vaniglia pura 1 cucchiaino

Setacciare insieme farina, lievito, bicarbonato e cacao, poi mescolarvi lo zucchero. Spezzettare grossolanamente il cioccolato ed aggiungerlo agli ingredienti secchi. Sbattere l'uovo ed unirvi gli altri ingredienti liquidi: olio, latte ed estratto di vaniglia. Sistemare i pirottini in carta nella teglia da muffins. Unire il mix di uovo agli ingredienti secchi e mescolare velocemente per amalgamare l'impasto: il segreto dei muffins sta in questa fase, che non deve essere prolungata.
A questo punto distribuire il composto nei pirottini: io preferisco riempirli completamente anziché per 3/4 come solitamente viene indicato nelle ricette, poiché questo consente di avere dolcetti belli gonfi e springy, come direbbero i cugini inglesi. Infornare per 17-20 min a 200 gradi verificando la cottura, poi sfornare e raffreddare i muffins su una gratella.

giovedì 14 febbraio 2008

Le crostatine


Fatte con la sola intenzione di provare degli stampini comprati non meno di sei mesi fa, si sono rivelate strada facendo un pretesto per provare un paio di accostamenti di colore nella decorazione, ed alla fine erano pure buone, anche se fatte con semplice pâte sucrée ed ancora piú semplice crema pasticcera. Naturalmente il guscio puó anche essere di pasta frolla.
Lascio le dosi per circa 500 gr di pasta e per mezzo litro di crema pasticcera: insieme danno un numero di crostatine che non saprei definire esattamente, poiché ne ho preparate solo una decina congelando la pasta rimanente. Della crema avanzata invece, ci siamo presi cura coi nostri bravi cucchiaini :)

per la pasta:

farina gr 210
zucchero velo gr 85
uova 1
burro a temperatura ambiente gr 125
mandorle in polvere gr 25
sale
vaniglia mezza stecca

Setacciare zucchero e farina separatamente. Estrarre i semini dalla stecca di vaniglia. Ridurre il burro a pezzetti e farne una crema; aggiungervi in sequenza zucchero, mandorle, sale, uovo, vaniglia ed infine farina, incorporando ogni nuovo ingrediente prima di aggiungere il successivo. Raccogliere l'impasto a palla, avvolgerlo in pellicola trasparente e lasciarlo riposare un paio d'ore in frigo. Poi stenderlo e cuocere le crostatine in bianco 12-15 min a 200 gradi sorvegliando la cottura.

Per la crema pasticcera:

tuorli 4
latte fresco intero 1/2 l
farina 40 gr 
zucchero 125 gr 
vaniglia 1/2 stecca

Scaldare il latte ed unirvi i semi ricavati dalla vaniglia incisa con un coltellino. Montare tuorli e zucchero in una casseruola, incorporarvi la farina e poi aggiungere poco a poco il latte. Portare sul fuoco e lasciar ispessire la crema mescolando sempre a fiamma bassa. A cottura avvenuta, trasferire in una ciotola e coprire con della pellicola trasparente a contatto con la crema per evitare la formazione della pellicola densa. Per raffreddarla piú in fretta si puó mettere la ciotola all'interno di un altro recipiente con acqua e cubetti di ghiaccio.
Pronti gli ingredienti e una volta raffreddati, farcire le crostatine e decorare: io ho usato cioccolato, lamponi, pezzetti di mandarino glassato. 

martedì 12 febbraio 2008

Gli speculoos




La forma a cuore é un pó un caso, ma casca bene per prendere il caffé il giorno di San Valentino :)

Dico caffé e non tè o altro perché ho preparato intenzionalmente dei biscotti belli sottili e croccanti che mi sembra si esprimano bene proprio con un buon caffé anche per la ricchezza degli aromi di spezie che sprigionano. Le spezie, appunto. Saltate pure questo post se non amate cannella & co...;)

farina gr 250
burro gr 90
uovo 1
zucchero grezzo o zucchero di canna gr 120
cannella in polvere 1 cucchiaino
mix di spezie (zenzero, chiodi di garofano, noce moscata) in polvere 1 cucchiaino
sale
facoltativo: mandorle a lamelle

Setacciare la farina con le spezie ed un pizzico di sale. Mescolare in una ciotola burro e zucchero, poi incorporarvi l'uovo ed infine aggiungere il mix di farina e spezie, mescolando prima con un cucchiaio di legno e poi con le mani. Uniformare l'impasto senza lavorarlo a lungo e farne una palla, avvolgerla in pellicola trasparente e lasciarla in frigo 24 ore.
Al momento giusto riprendere l'impasto, dividerlo in pezzi piú piccoli e stenderlo ad un'altezza di un paio di millimetri o anche piú, poi ritagliarlo con degli stampini oppure ricavarne rettangoli da circa 3x7 cm con un coltello. In questa fase é preferibile lasciare in frigo i pezzi di pasta che non stiamo utilizzando e tirarli fuori man mano, per evitare che si scaldino. Infine, cuocere in forno giá caldo a 170 gradi circa per 10-12 minuti, cospargendo eventualmente prima con le mandorle.

sabato 9 febbraio 2008

Il cake di Pierre Hermé...




...un peu modifié, ossia leggermente modificato. 
É una ricetta che ho preso da qui, e che mi sono suuuubito decisa a fare perché la firma del maestro é sempre una garanzia. L'assenza di burro poi ne fa un peccato di gola leggero leggero...beh quasi, dai! Ad ogni modo, ottimo risultato, soffice come una nuvola e umido all'interno comme il faut ;).
La formula originale prevede farina di nocciole + nocciole intere, ma io preferisco il classico abbinamento carote/mandorle e quelle ho utilizzato nell'impasto, 'costellando' poi di mandorle a lamelle lo stampo imburrato perché mi piace troppo esteticamente il cake fatto cosí :).
Ma come si dice, de gustibus...

Nota: quando ho visto queste dosi diciamo cosí... 'poco tonde', per un attimo ho avuto l'istinto di cambiarle. Poi la razionalitá ha avuto il sopravvento e non me ne sono pentita. Dovesse succedere lo stesso anche a voi...
 
tuorli gr 40 (sono approssimativamente due...ma misuriamoli comunque)
zucchero gr 65
albumi gr 105 (circa tre, peró...vedi sopra)
farina di mandorle gr 100
carote scottate a vapore e frullate gr 45
carote crude grattugiate gr 70
farina gr 35
scorza 1 arancia grattugiata (originalmente mezza)
lievito in polvere 1 cucchiaino
sale 
poco burro per lo stampo

Setacciare farina,sale e lievito insieme. Imburrare lo stampo e cospargerlo di mandorle a lamelle su fondo e bordi. 
Sbattere con la frusta i tuorli con 30 gr di zucchero. Montare a neve gli albumi e poi aggiungervi il restante zucchero continuando a sbattere per ottenere una meringa. 
Aggiungere la meringa ai tuorli con movimenti dal basso verso l'altro, proseguire con le mandorle, le carote, la scorza d'arancia ed infine la farina, amalgamando il composto in maniera delicata ma uniforme. Passare in forno giá caldo a 170 gradi per 50 minuti circa, eventualmente coprendo il cake verso la fine della cottura con un foglio di alluminio se dovesse dorarsi troppo in fretta.

martedì 5 febbraio 2008

Ed ecco il pane della nutella col pane

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Questa ricetta, di cui ho scoperto la storia grazie ad Elena, é stata per me una specie di illuminazione. Non sono nuova a esperimenti di panificazione che mi hanno dato, in generale, risultati decenti, ma questo va oltre, perché tutto quello che chiede all'aspirante fornaio é di essere lasciato circa ventiquattr'ore in pace, tranquillo nella sua scodella col tempo che serve a quel grammo di lievito utilizzato di fare un egregio lavoro :). A chi l'ha inventato, grazie! 
Finalmente ho detto addio a orribili baguette industriali schiaffate di 'miglioratori' che non migliorano un bel niente visto che il giorno dopo quella stessa baguette si puó usare come un oggetto contundente, e dato il benvenuto ad un pane che, oltretutto, dopo le prime prove lascia un certo margine di libertá quanto a mix di farine ed aggiunte di semi :). Quanto al rischio di effetti collaterali, direi che a me sta creando dipendenza. Menomale che la prova costume per ora é lontana!

In questo caso, ho utilizzato farina 00 e semola di grano delle mie parti, con l'idea di rievocare nella mia testa immagini familiari dell' antico e splendido rituale settimanale del pane - rappresentato da una sorta di grande 'scatola' in legno che in Puglia mamme e nonne usavano per impastare e custodire i tagli prima della cottura.
Allora, andiamo?

No-knead bread/Pane senza impasto

gr 300 farina 00
gr 200 semola rimacinata di grano duro
gr 350 circa di acqua tiepida
1 cucchiaino sale
1 cucchiaino malto (miele nella ricetta originale: io l'avevo finito!)
1 grammo di lievito secco o circa il doppio di lievito di birra fresco
semi a piacere (sesamo nel mio caso)

Setacciare le farine insieme in una ciotola capiente, poi mescolarle con il lievito. Aggiungere il malto o il miele al centro. Sciogliere il sale nell'acqua - io faccio sempre cosí quando preparo cose a base di lievito, anche se la ricetta dice di fare altrimenti -, e versarla nella ciotola poco a poco partendo dal centro, ed incorporando via via la farina. L'impasto deve essere morbido ed appiccicoso: nella mia esperienza, in un paio di occasioni ho dovuto aggiungerne goccia a goccia un pó di piú della dose indicata. Quando la pasta é amalgamata - io in genere impasto a mano non piú di 5 minuti - coprire la ciotola e lasciare a riposo 24 ore a temperatura ambiente*. Se avete l'impastatrice, fantastico! A occhio e croce un paio di minuti basteranno. Dopo, con le mani infarinate riprendere l'impasto, disporlo su un piano ben infarinato-meglio se con la semola - e cospargerne la superficie col sesamo. Poi, con gesti decisi, sollevare con le dita i lembi dell'impasto e riportarli al centro in modo da 'racchiudere' i semi all'interno ed avere una bella pagnotta tonda. Rimettere nella ciotola infarinata e lasciar lí da due a tre ore. Infine, scaldare il forno a 250 gradi e disporvi sulla gratella, vuota, la teglia che useremo per la cottura; poi disporvi la pagnottella - attenti alle scottature! - praticare uno o due tagli profondi ed infornare mezzora circa. Sformare per evitare che il vapore rimanga imprigionato rendendo la base del pane meno croccante.

* Le ultime due volte, giusto per portare il procedimento alle estreme conseguenze in termini di lentezza della lievitazione ;)-ho tenuto l'impasto in giro circa da 10 a 12 ore, poi ho messo in frigo altrettanto a lungo. In breve: impastando la mattina del sabato, si esce di casa magari giusto? Al ritorno o comunque alla fine della giornata si mette in frigo la pasta e la si toglie al mattino successivo, per poi lasciare che riprenda temperatura un'oretta. Poi si continua il procedimento a partire dall'aggiunta eventuale di semi. Poi, la domenica a pranzo sfornare il nostro pane sará un'esperienza niente male :D

lunedì 4 febbraio 2008

World Nutella day


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Si vede no? Quando si parla di Nutella - giá, maiuscolo! :) - io sono del partito dei puristi: pochi mix di ingredienti, poca sperimentazione. Per dire, personalmente non vado oltre la crêpe, perché tutto il resto mi sembra in qualche modo fare inutili aggiunte a ció che, di suo, giá sfiora la perfezione :D...Perció, panennutella, forever and ever! Solo su una cosa insisto, quando si puó: che sia pane-pane, fragrante, profumato, magari con la crosta giustamente croccante, di quello insomma che ne mangeresti un chilo intero insieme al tuo dolce, irresistibile barattolo.

Quel pane, cioé questo della foto, puó venir fuori dal nostro forno di casa, e senza troppa fatica! Ve lo spiego domani peroddái, che oggi invece si festeggia un monumento nazionale :). Posso dirlo? Grazie Ferrero!
E grazie a Sara e Michelle organizzatrici dell'evento. A quando l'edizione live? ;)

mercoledì 16 gennaio 2008

Biscotti di frolla montata. Non ero scomparsa! :)


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Questa l'ho rubacchiata a Lory...Chi li ha assaggiati ha gradito molto, paragonandoli di volta in volta ai biscotti danesi piuttosto che ai crumiri. La cosa che mi ispira é lo zucchero a velo della guarnizione, che credo sia l'immagine stessa del piacere del dolce, quello piú semplice, quello che riporta alla mente peccati innocenti e merende d'infanzia...

gr 150 farina 00
gr 150 farina di riso
gr 100 di zucchero (a velo nella ricetta di Lory, io invece ho utilizzato dello zucchero aromatizzato con una stecca di vaniglia privata dei semini serviti per un altro dolce...oh, qui non si butta via niente! :)
1 albume a temperatura ambiente
gr 200 burro (250 nella ricetta originale. Ma il mio 'vizietto' resta quello di ridurre i grassi, si sa)
sale
1 cucchiaino di vaniglia liquida
zucchero velo per guarnire

Montare burro e zucchero fino ad ottenere una crema soffice, poi aggiungere l'albume, il sale, la vaniglia e le farine setacciate insieme. Mescolare fino ad ottenere un impasto uniforme. Ora, prendere un sac-à-poche montato con una bocchetta dentellata e piuttosto grande e riempirlo con l'impasto utilizzando se possibile una spatola, che facilita l'operazione ed evita che tavolo e tutto quanto si trovi nelle immediate vicinanze venga impastrocchiato ;). Depositare sulla placca rivestita di carta forno l'impasto formando ferri di cavallo oppure cilindri piuttosto vicini uno all'altro come ho fatto io.
Un trucchetto: poiché l'impasto é naturalmente molto denso, a meno che non usiate un foglio di silicone sulla placca é una buona idea 'incollare' la carta forno alla placca stessa sui quattro lati con un pezzettino piccolo piccolo di impasto. In questo modo la carta non 'viaggerá' da tutte le parti mentre lavoriamo con il sac à poche.
A questo punto posizionare la teglia al centro del forno giá caldo a 200 gradi circa per circa 15 minuti, verificando la cottura. Raffreddare e decorare con lo zucchero velo.
p.s. Che dite, questo layout meno 'spaziato' é migliore? O é preferibile quello che ho utilizzato finora? La vostra opinione per me é importante!

domenica 13 gennaio 2008

I choco chips cookies di Trish Deseine


Tornata dall'Italia avevo varie cosine da postare e non sapevo a quale dare la precedenza, cosí tra una cosa e l'altra é passata quasi una settimana...Ah l'indecisione! Che cosa orribile ;)
Fatto sta che alla fine ho lasciato perdere tutto e mi sono fatta prendere da una specie di 'biscottite da ritorno' - ossia la mania di infornare biscotti tipica del periodo natalizio -, e voilá, ho provato finalmente questa ricetta dal libro
Best of chocolat, un librino carino e con foto deliziose come la maggior parte delle edizioni Marabout. Devo dire che giá in un'altra occasione mi ero accorta che le ricette non sono da prendere proprio alla lettera, e infatti. In questo caso, anziché cuocere i biscotti 10 min  a 200 gradi, ho dovuto optare per una cottura + lunga - 15 min scarsi - a 180 gradi, che sennó conservavano un sentore di crudo all'interno. Sará che magari il mio forno lascia un pó a desiderare (diciamolo pure, é francamente una schifezza)? ;)

per 25-30 biscotti


gr 125 zucchero bruno
gr 170 burro demi-sel 
2 cucchiai sciroppo d'acero
1 uovo sbattuto
gr 280 farina
gr 60 cioccolato fondente o al latte a pezzi non troppo piccoli (oppure, in Italia, pepite di cioccolato Perugina...) 
gr 40 noci di macadamia a pezzetti (anche le noci vanno benissimo)

Sbattere a crema burro, zucchero e sciroppo d'acero, aggiungere l'uovo sempre mescolando ed infine in un colpo la farina, le noci ed il cioccolato. Mescolare bene per uniformare il composto, poi passarlo su un piano leggermente infarinato e dare alla pasta la forma di un cilindro. Avvolgerlo in carta trasparente e passare in frigo qualche ora (Trish indica 5-6 ore, io ho esagerato e ce l'ho lasciato tutta la notte...). Scaldare il forno, poi riprendere il salamotto e tagliarlo con un coltello a lama liscia in rondelle dello spessore di circa 1/2 cm, posandole via via sulla placca rivestita di carta forno o di un foglio di silicone; infine infornare finché i bordi dei biscotti non appaiono dorati. Raffreddare su una griglia.
¡Bien hallados!